Ogni orologio meccanico di qualità porta con sé secoli di storia, non come metafora, ma come fatto tecnico. I principi che governano il funzionamento di un calibro contemporaneo sono gli stessi sviluppati nel corso di quattrocento anni di ricerca orologiera. Capire da dove viene questa storia aiuta a capire perché certi orologi valgono ciò che valgono e perché continuano a valere nel tempo.
Nel XV secolo la sostituzione del peso con la molla, che immagazzina energia quando viene caricata e la rilascia gradualmente, rende possibile la miniaturizzazione. Nascono i primi orologi portatili, poi i primi orologi da tasca nel XVI secolo.
Peter Henlein, orologiaio di Norimberga, è tradizionalmente indicato come il costruttore dei primi orologi tascabili portatili intorno al 1510. Erano imprecisi, nel senso che perdevano o guadagnavano ore al giorno, ma erano trasportabili. Questa è la rivoluzione: il tempo portato con sé, non consultato sul muro di una torre.
Nel 1656 il fisico olandese Christiaan Huygens inventa l’orologio a pendolo. Il pendolo è un oscillatore naturale: la sua frequenza dipende dalla lunghezza, non dalla forza impressa. Per la prima volta si dispone di un riferimento stabile e l’accuratezza degli orologi passa da minuti al giorno a secondi.
Huygens applica lo stesso principio all’orologio da tasca con il bilanciere a spirale nel 1675: una molla a spirale che funge da oscillatore, sostituendo il pendolo. Questo è ancora il cuore di ogni calibro meccanico contemporaneo: il bilanciere a spirale che oscilla avanti e indietro, controllando lo scappamento.
L’orologio da polso ha una data di nascita abbastanza precisa: il 1904, quando Louis Cartier crea il Santos per l’aviatore Alberto Santos-Dumont — il primo orologio da polso progettato specificamente per essere indossato al polso durante il volo. Prima di allora esistevano orologini da polso da donna, ma nessun orologio da polso maschile di concezione moderna.
La Prima Guerra Mondiale accelera l’adozione: i soldati avevano bisogno di consultare l’ora senza estrarre un orologio dalla tasca. In pochi anni l’orologio da polso supera quello da tasca come standard.
Nel 1926 Rolex presenta il Oyster — primo orologio con cassa impermeabile — e nel 1931 il Perpetual: il primo automatico con rotore a 360 gradi, che si carica con il movimento del polso. L’orologio automatico elimina la necessità di carica manuale quotidiana.
Nel 1969 la crisi del quarzo sconvolge il settore: i movimenti al quarzo, infinitamente più precisi e meno costosi, sembrano destinati a sostituire la meccanica. Molte manifatture svizzere chiudono. Ma nel corso degli anni Ottanta e Novanta avviene una riscoperta: il movimento meccanico non è solo uno strumento di misura, è un oggetto di cultura, un manufatto artigianale.
Questa consapevolezza è alla base del mercato dell’alta orologeria contemporanea.
Un orologio meccanico di qualità non vale per ciò che fa, vale per ciò che è: il risultato di secoli di sviluppo tecnico, concentrato in un oggetto che si porta al polso, che non richiede batterie, e che con la giusta cura dura generazioni.
Un orologio meccanico non misura solo il tempo — porta con sé il tempo in cui è stato costruito. E questo è il motivo per cui certi orologi valgono oltre la funzione.
I consulenti Bartorelli conoscono queste collezioni in profondità: la storia di ogni manifattura, le differenze tra i calibri, il modo in cui un orologio racchiude secoli di ricerca in pochi centimetri di meccanica.
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